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La storia del diamante

I diamanti fin dalla loro nascita (70 milioni di anni fa) sono stati utilizzati esclusivamente per l’industria, infatti ancora oggi la stessa utilizza l’82% dei diamanti estratti. Solo un 15% viene utilizzato in gioielleria.
Vi starete chiedendo: “ed il 3% restante?”

Vediamolo insieme:
È fondamentale sapere che se li si vuole utilizzare come bene d’investimento (e non solo per essere “montato” su un anello) il diamante debba rientrare proprio in quel 3% di cui abbiamo appena parlato.

Esatto. Ha le giuste caratteristiche SOLO del 3% dei diamanti estratti in tutto il modo.

Quindi deve rispettare delle rigide caratteristiche che prima abbiamo descritto nelle famose “4C”, ovvero massima “purezza”, colore “bianco” e soprattutto che sia certificato da uno di questi enti: GIA, IGI, HRD.

QUALSIASI altro tipo di certificazione NON HA LO STESSO VALORE. In qualsiasi posto del mondo in cui ci si presenta con una certificazione diversa da queste, verrà chiesto di “riperiziare” il bene.

Inoltre l’ideale sarebbe che il diamante sia anche “blisterato”, ovvero inserito all’interno di una “scatolina” sigillata che da ulteriore importanza a quanto scritto nel certificato dall’ente certificatole. Solo negli ultimi 15 anni nascono delle piccole realtà in Italia che iniziano a proporre i diamanti non più con il fine di essere incastonati su un gioiello, ma con lo scopo di conservarlo nel tempo e di conservare il suo valore… e perchè no lasciarlo alla generazione successiva.

Si inizia allora a pensare al diamante come “strumento” che può andare a diversificare un portafoglio finanziario già esistente.

In un era in cui i titoli di stato vedono periodi anche con tassi negativi, il diamante ha avuto molto successo perché il suo valore oscilla circa 20 volte meno di un azione.

Non si può prevedere il futuro, ma solo guardare al passato.
Negli ultimi 30 anni mediamente le pietre selezionate come “investimento” si sono rivalutate oltre il 6% annuo. Quindi è molto probabile che il valore di determinate pietre continui a crescere nel tempo.

Cosi le società che li propongono hanno ottimi risultati, soprattutto negli anni di crisi del settore immobiliare, crisi di alcune banche (qualcuna è addirittura fallita) e scarsi risultati dei titoli di stato.

Nel triennio 2014 / 2016 c’è un boom di acquisto. In particolare ci sono due aziende in Italia (IDB e DPI) che hanno l’idea di andare a venderli tramite il canale bancario in primari istituti di credito (Unicredit, Intesa…).

Ottima idea per diversificare il patrimonio.

Pessima idea perchè decidono di:
1

Vendere ad un prezzo doppio rispetto a quello di mercato! Certamente sappiamo che non è corretto lavorare gratis. Ma ancora meno corretto vendere un diamante per diversificare gli investimenti al doppio del suo valore!
2

Inserire commissioni “d’uscita” che arrivavano anche al 20%! Come puoi pensare di guadagnare pagando il 20% per riavere i tuoi soldi?
3

Non fare corsi di formazione al canale bancario. Il diamante è un bene e non un prodotto finanziario. Servono licenze, competenze ed etica per poter dare la migliore offerta.

Ma il “giochino” è durato poco.

Fortunatamente ormai il rischio di incorrere in “truffe” di questo tipo è molto basso perchè è intervenuta la BANCA D’ITALIA, CONSOB e la Guardia di finanza che ha sequestrato 700 milioni di euro cosi suddivisi:

  • 149 milioni nei confronti di IDB.
  • 165 mln di DPI.
  • 83,8 di Banco Bpm e di Banca Aletti.
  • 32 milioni di Unicredit.
  • 11 milioni di Intesa Sanpaolo.
  • 35,5 di Mps.

Quindi NON è un buon investimento?

Anche l’Antitrust è intervenuta con una multa da 15 milioni. Addirittura a Gennaio 2019 il tribunale di Milano ha avviato il fallimento di IDB.
Assolutamente no se l’azienda da cui stai acquistando non rispetta queste caratteristiche:

  • No commissioni in caso di mandato a ricollocare le pietre
  • Prezzo adeguato al mercato
  • Consulenza di un professionista serio che fa dedicare una piccola percentuale della propria disponibilità
Può invece essere un ottimo modo per diversificare se si verificano i punti che abbiamo appena toccato. Uno dei migliori considerando:
1

Il più grande valore nel più piccolo spazio

2

Esente dalle imposte sul capitan gain (ovvero sul guadagno ottenuto)

3

Esente da imposte di successione (ottimo da lasciare ai figli)

4

Bene al portatore (il passaggio avviene con la consegna)

5

Bene fisico, quindi non dipendente da un eventuale fallimento dell società o della banca

Ma è il miglior investimento in beni che io possa fare?

NO. Perchè il miglior investimento non esiste. Dipende esclusivamente dal patrimonio, dall’orizzonte temporale ed altre necessita che possano variare da persona a persona. Sicuramente è un ottimo investimento se gestito nel 5 / 15 % del tuo patrimonio e se pensato per un orizzonte temporale medio lungo. Questo è il motivo per cui noi non vendiamo nulla al cliente finale che ci contatta, se prima non ha fatto un attenta analisi con il suo consulente finanziario.

Siamo in grado di dialogare con lui, confrontarci per capire bene i tuoi bisogni e solo dopo strutturare un lotto creato esclusivamente su misura. Non abbiamo magazzino, perchè ogni nostro cliente va servito valutando minuziosamente il numero di brillanti, la caratura e le caratteristiche. Il tutto in base alla pianificazione del tuo consulente. E se non ho il consulente? Lascia i tuoi dati, verrai ricontattato da un consulente.

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